Ti sarà capitato di voler stampare in 3D un oggetto specifico e di ritrovarti con dubbi come: “Quale filamento uso per avere più robustezza?” o “Come stampo componenti flessibili senza impazzire?” Onestamente, più ci si addentra nel mondo della stampa 3D FDM, più ci si rende conto di quanto la scelta del filamento conti (e non poco) per ottenere risultati soddisfacenti. Perché non tutti i filamenti termoplastici sono uguali, e non tutti si prestano allo stesso scopo. In questo articolo cercheremo di fare chiarezza sui materiali più diffusi e su come valutarne le caratteristiche, così da aiutarti a individuare quello giusto per la tua prossima creazione.

Perché esistono così tanti filamenti diversi?
La tecnologia FDM (Fused Deposition Modeling) consiste nel riscaldare un filamento di plastica fino a fonderlo, per poi depositarlo strato dopo strato creando il nostro modello. Ma le plastiche non sono tutte uguali: c’è chi punta alla rigidità, chi all’elasticità, chi alla resistenza alle alte temperature o ai raggi UV, e così via. Ogni filamento ha composizione chimica, prestazioni meccaniche e requisiti di stampa diversi. Proprio questa varietà è il bello della stampa 3D: puoi scegliere il materiale in base alle funzionalità richieste (o, perché no, anche in base all’estetica).
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I parametri tecnici da considerare
Prima di addentrarci nei singoli filamenti, può essere utile ripassare alcune definizioni. Troverai spesso termini come:
- Resistenza meccanica: quanto stress può sopportare il materiale prima di rompersi.
- Rigidità: la capacità di resistere a deformazioni. Un materiale rigido si piega poco e tende a spezzarsi, uno più flessibile può flettersi senza rompersi.
- Allungamento a rottura: quanto si può “stirare” (in percentuale) un materiale prima che perda integrità. Un allungamento alto è tipico dei materiali elastici e resistenti.
- Durezza (Shore D): misura quanto la superficie resiste a graffiature e incisioni.
- Durabilità: la capacità di conservare le proprie caratteristiche nel tempo, senza degradarsi con umidità, temperature, agenti chimici.
- Facilità di stampa: quanto è semplice ottenere risultati affidabili senza incappare in deformazioni o ritiri.
Certo, nessun valore numerico rappresenta la verità assoluta, perché ciascun produttore può avere ricette e tecnologie diverse, anche per lo stesso tipo di polimero. Ma avere un’idea di massima aiuta a non sbagliare in partenza.
Filamenti standard
PLA / PLA HT
Che cos’è: Il più diffuso (e amato) dai maker. Si tratta di una bioplastica derivata dall’amido di mais (o canna da zucchero), biodegradabile e non tossica.
Pro:
- Facile da stampare (ottima stabilità dimensionale, poche deformazioni)
- Disponibile in tantissimi colori
- Buona rigidità e resistenza meccanica
- Biodegradabile, idoneo al contatto con alimenti
Contro: - Fragile (non ama urti o flessioni)
- Si deforma con il calore (sopra 60-70 °C)
- Sensibile ai raggi UV (col tempo si degrada o ingiallisce)
PLA HT è una variante più resistente al calore, meno soggetta a scheggiarsi. Se cerchi un compromesso tra PLA “classico” e materiali più robusti, potrebbe fare al caso tuo.
Valori indicativi:
- Resistenza meccanica: 6/10
- Rigidità: 7,5/10
- Allungamento a rottura: ~12%
- Durata (durabilità): 4/10
- Facilità di stampa: 9/10
Perché sceglierlo: Se hai una stampante senza camera chiusa, se punti su modelli dettagliati o se vuoi un materiale “basic” per prototipi, decorazioni o oggetti d’uso quotidiano a cui non richiedi grandissima robustezza.
ABS / ABS+
Che cos’è: Una termoplastica non biodegradabile, derivata dal petrolio, usatissima anche nei mattoncini LEGO.
Pro:
- Discreto costo
- Buona resistenza meccanica e agli urti
- Resiste a temperature più alte del PLA
- Duraturo (non si degrada in fretta)
Contro: - Tende a deformarsi (warp) durante il raffreddamento, rendendo necessaria una camera calda e un piano di stampa riscaldato
- Produce odore sgradevole
- Soffre i raggi UV, ingiallisce col tempo
ABS+ è una formula che ne migliora la stabilità e riduce il rischio di deformazioni. Rimane comunque un materiale “da esperti,” o almeno da chi dispone di stampanti ben attrezzate.
Valori indicativi:
- Resistenza meccanica: 4/10
- Rigidità: 5/10
- Allungamento a rottura: ~30%
- Durata: 8/10
- Facilità di stampa: 8/10 (dipende dal setup)
Perché sceglierlo: Se vuoi stampe resistenti e hai la possibilità di controllare la temperatura ambientale. È ottimo per componenti più robusti e duraturi rispetto al PLA, a patto di saper gestire il warping.
Filamenti tecnici
Nylon (poliammide)
Che cos’è: Un materiale elastico, resistente, autolubrificante, ideale per ingranaggi o componenti sottoposti a urti.
Pro:
- Altissima resistenza meccanica e all’abrasione
- Flessibile, non si spezza facilmente
- Buon comportamento al calore
Contro: - Igroscopico (assorbe umidità)
- Tende a deformarsi in stampa, più dell’ABS
- Non adatto ad ambienti esterni e umidi
Valori indicativi:
- Resistenza meccanica: 7/10
- Rigidità: 5/10
- Allungamento a rottura: ~90%
- Durata: 10/10
- Facilità di stampa: 8/10
Perché sceglierlo: Se devi realizzare parti soggette a stress, ingranaggi, parti mobili. Assicurati di tenerlo ben asciutto prima di stamparlo.
PP (polipropilene)
Che cos’è: Un termoplastico semirigido e leggero, diffusissimo negli imballaggi e conservazione alimentare.
Pro:
- Flessibile e resistente
- Resiste all’abrasione
- Parecchio leggero
Contro: - Tende a deformarsi parecchio in raffreddamento
- Non altissima resistenza meccanica
- Costo medio-alto
Valori indicativi:
- Resistenza meccanica: 3/10
- Rigidità: 4/10
- Durata: 9/10
- Facilità di stampa: 4/10
Perché sceglierlo: Se vuoi oggetti quasi “indistruttibili” ma non ti serve troppa rigidità. Preparati a lottare con deformazioni e setup di stampa impegnativi.
ASA (acrilonitrile stirene acrilato)
Che cos’è: Un “cugino” migliorato dell’ABS, pensato per resistere agli agenti atmosferici.
Pro:
- Grande stabilità ai raggi UV (non ingiallisce)
- Elevata resistenza meccanica
- Buona finitura superficiale (lucida, omogenea)
- Adatta per applicazioni all’aperto
Contro: - Costo più alto rispetto all’ABS
- Tende a emettere odori e fumi
- Rischio di deformazioni se non gestita correttamente
Valori indicativi:
- Resistenza meccanica: 4/10
- Rigidità: 5/10
- Allungamento a rottura: ~10%
- Durata: 10/10
- Facilità di stampa: 7/10
Perché sceglierlo: Se hai bisogno di componenti esposti al sole e alla pioggia, o in generale se cerchi un materiale robusto come l’ABS ma più stabile all’esterno.
Filamenti trasparenti
PC (policarbonato)
Che cos’è: Un polimero traslucido (o trasparente) molto resistente e flessibile.
Pro:
- Grande resistenza meccanica
- Resistenza al calore notevole
- Possibilità di stampe traslucide (anche se non perfettamente trasparenti)
Contro: - Igroscopico (assorbe umidità, da conservare con cura)
- Richiede temperature di stampa alte
- Non banale da stampare
Valori indicativi:
- Resistenza meccanica: 9/10
- Rigidità: 6/10
- Allungamento a rottura: ~100%
- Durata: 10/10
- Facilità di stampa: 6/10
Perché sceglierlo: Se vuoi componenti che reggono botte e alte temperature. Perfetto per progetti di ingegneria, ma necessita di una stampante ben configurata.
PMMA (plexiglass o polimetilmetacrilato)
Che cos’è: Un materiale trasparente, forte e resistente ai raggi UV.
Pro:
- Buona resistenza meccanica e agli urti
- Alta resistenza ai raggi UV
- Di aspetto “cristallino” (anche se la stampa FDM non garantisce trasparenze perfette)
Contro: - Igroscopico, sensibile all’umidità
- Possibili deformazioni se la stampa non è gestita con cura
Valori indicativi:
- Resistenza meccanica: 5/10
- Rigidità: 6/10
- Allungamento a rottura: ~30%
- Durata: 8/10
- Facilità di stampa: 6/10
Perché sceglierlo: Per realizzare pezzi semitrasparenti e resistenti ai raggi solari. Meno comune di PETG o PC, ma ottima scelta se cerchi la “sensazione” di plexiglass.
PET / PETG
Che cos’è: Parliamo del polietilene tereftalato (o la sua versione modificata PETG), una plastica alimentare spesso usata nelle bottiglie.
Pro:
- Resistente e con deformazioni ridotte
- Eccellente adesione degli strati (pochi problemi di warping)
- Idrorepellente, certificato alimentare in molti casi
Contro: - Talvolta produce filamenti residui (stringing) tra i movimenti di stampa
- Meno rigido di ABS e PLA
Valori indicativi:
- Resistenza meccanica: 7/10
- Rigidità: 4/10
- Allungamento a rottura: ~125%
- Durata: 8/10
- Facilità di stampa: 9/10
Perché sceglierlo: Se vuoi qualcosa di affidabile, facile da stampare, con ottima resistenza chimica. Perfetto per recipienti, pezzi semitrasparenti e oggetti che necessitano di robustezza senza eccessiva rigidità.
Filamenti flessibili
TPU (poliuretano termoplastico)
Che cos’è: Un elastomero con ottima resistenza ad abrasioni e tagli.
Pro:
- Grande elasticità
- Resistenza all’usura
- Discreto assorbimento di urti
Contro: - Stampare oggetti flessibili è più complicato (estrusore deve saper gestire il filamento “molle”)
- Non ama ambienti acidi o basici
- Sensibile ai raggi UV
Valori indicativi:
- Resistenza meccanica: 3/10
- Rigidità: 1/10
- Allungamento a rottura: ~1000%
- Durata: 9/10
- Facilità di stampa: 6/10
Perché sceglierlo: Se cerchi un materiale “simil-gomma” per custodie di smartphone, scarpe, cinturini, guarnizioni.
TPE (elastomero termoplastico)
Che cos’è: Simile al TPU, produce oggetti con elevata morbidezza e elasticità.
Pro:
- Morbido, smorza vibrazioni
- Grande elasticità, simile a gomma vera
- Buona durata
Contro: - Ancora più difficile da stampare rispetto al TPU
- Resistenza all’abrasione inferiore a TPU
Valori indicativi:
- Resistenza meccanica: 4/10
- Rigidità: 1/10
- Allungamento a rottura: ~1000%
- Durata: 9/10
- Facilità di stampa: 6/10
Perché sceglierlo: Se vuoi oggetti super flessibili. Ideale per progetti che richiedono un contatto “morbido,” come guarnizioni, piccole ventose, pezzi ergonomici.
Filamenti solubili
PVA (alcol polivinilico)
Che cos’è: Un materiale che si scioglie in acqua, usato soprattutto come supporto nelle stampanti a doppio estrusore.
Pro:
- Supporti facilmente rimovibili (basta immergere l’oggetto in acqua)
- Veloce e pulito: niente utensili per staccare le strutture di supporto
Contro: - Costo elevato
- Richiede ambienti asciutti (igroscopico), altrimenti tende a degradarsi
Valori indicativi:
- Resistenza meccanica: 9/10 (ma è relativo perché è un supporto)
- Rigidità: 3/10
- Allungamento a rottura: ~7%
- Durata: 7/10
- Facilità di stampa: 5/10
Perché sceglierlo: Se stampi geometrie complesse, con molte sporgenze, e hai un doppio estrusore. Un supporto idrosolubile è la salvezza per rifiniture perfette.
HIPS (polistirene antiurto)
Che cos’è: Altro filamento “di supporto,” simile all’ABS, ma solubile nel limonene.
Pro:
- Economico, leggero
- Si scioglie in limonene, lasciando l’oggetto principale intatto (soprattutto se quest’ultimo è in ABS)
Contro: - Non si dissolve in acqua
- Richiede camera chiusa e piano riscaldato
- Emana odore e fumi
Valori indicativi:
- Resistenza meccanica: 2/10
- Rigidità: 10/10
- Allungamento a rottura: ~50%
- Durata: 7/10
- Facilità di stampa: 6/10
Perché sceglierlo: Se stampi spesso in ABS e vuoi un supporto chimicamente rimuovibile. Buona opzione per progetti ingegneristici.
Filamenti speciali
Qui ci troviamo in un terreno in continua espansione: leghe polimeriche (compositi rinforzati con fibra di carbonio, vetro o kevlar), miscele con microparticelle di metalli (bronzo, rame), polveri di legno o marmo, e così via. Ogni brand propone soluzioni uniche, con nomi commerciali spesso “stravaganti.” L’idea di base è aggiungere particelle a un polimero standard, per conferire aspetto estetico o caratteristiche particolari (magnetico, conduttivo, ignifugo, etc.).
La regola d’oro qui è: informa bene la tua stampante. Perché alcuni di questi filamenti “abrasivi” (come quelli con fibra di carbonio o particelle metalliche) necessitano di ugelli in acciaio temprato o altri materiali resistenti all’usura.
Come orientarsi nella scelta
1) Capisci l’uso finale: Ti serve un pezzo che sopporti alte temperature? Forse ASA o PC. Ti serve un oggetto alimentare? PETG o PLA. Vuoi un pezzo morbido? TPU o TPE.
2) Verifica la stampante: Alcune stampanti base (camera aperta, piano non riscaldato) gestiscono benissimo PLA, PETG e poco altro. Se la tua macchina è più sofisticata (piano e camera riscaldati, estrusore specializzato), puoi mirare a filamenti come ABS, Nylon, PC e ASA.
3) Considera i costi: Filamenti standard (PLA, ABS) costano meno, di solito 20-30 € al kg. I materiali tecnici (Nylon, PC, ASA) si aggirano sui 30-60 € al kg o più. I compositi speciali possono superare i 60-80 € al kg.
4) Pensa all’ambiente: Il PLA è di derivazione biologica e biodegradabile, mentre ABS e simili sono derivati dal petrolio. Se l’ecologia è una tua priorità, orientati su materiali a base naturale (ma attento alla durabilità).
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Conclusioni
Scegliere il filamento giusto non è un semplice “prendere quello che costa meno,” ma un passaggio cruciale per ottenere stampe che soddisfino i requisiti funzionali (e anche estetici). Dopotutto, la stampa 3D FDM è un mix di scienza, manualità e sperimentazione: imparare a conoscere i vari polimeri ti permette di affrontare progetti sempre più ambiziosi e di sfruttare appieno le potenzialità della tua stampante.
In sintesi
- PLA: facile, economico, ottimo per prototipi e oggetti decorativi.
- ABS: più robusto, ma richiede setup attento (piano caldo, camera chiusa).
- ASA: versione “outdoor-friendly” dell’ABS, resiste ai raggi UV.
- PETG: perfetto mix tra facilità di stampa, resistenza e versatilità.
- Nylon: elastico, resistente all’usura, ideale per ingranaggi e parti meccaniche.
- TPU/TPE: elastomeri flessibili, per oggetti morbidi o ammortizzanti.
- PC, PMMA: trasparenti e resistenti, ma non semplici da stampare.
- Filamenti solubili: (PVA, HIPS) semplificano la rimozione dei supporti.
- Filamenti speciali: un mondo infinito di polveri e mescole, ognuno con peculiarità uniche.
Ora non ti resta che aprire il catalogo del tuo fornitore preferito, valutare caratteristiche, prezzi e compatibilità con la tua macchina, e dare il via alla creatività. Magari partire da un filamento universale (PLA o PETG) è la mossa giusta se sei alle prime armi; poi, con l’esperienza, potrai avventurarti in materiali tecnici o speciali, scoprendo come la stampa 3D possa diventare un vero laboratorio di innovazione.
